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In Italia sono poco meno di 1 milione le donne che vivono con le conseguenze di un tumore al seno. Il numero delle diagnosi aumenta ogni anno, così come quello degli interventi chirurgici, e la grande maggioranza di queste donne incontra difficoltà nel trovare il reggiseno giusto dopo la malattia. Non solo: spesso non trova neppure chi sappia consigliare il modello e la taglia più adatti e percepisce l’offerta disponibile come limitata e inadeguata. In sintesi, si sente esclusa dal mondo della lingerie. Un problema che non riguarda solo l’Italia: le ricerche indicano che la stessa situazione si verifica in tutto il mondo. E a essere escluse da questa relazione non sono soltanto le consumatrici: anche i retailer stanno perdendo un’importante opportunità.
Molte di queste donne amavano la lingerie prima della malattia e vorrebbero continuare a indossare i loro stili preferiti ma faticano a trovarli. E anche quando non sono lingerie lover, restano consumatrici di reggiseni: che abbiano entrambi i seni interessati o meno dalla malattia, un solo seno o siano piatte, spesso desiderano comunque indossare un capo che abbia l’aspetto di un reggiseno. Ogni retailer di successo sa inoltre quanto possa essere forte la fidelizzazione generata da un fitting capace di individuare per la prima volta la taglia corretta. Secondo Helen, nel caso di una donna che ha affrontato un tumore al seno questa loyalty è dieci volte superiore e il passaparola può portare al negozio altre 10 clienti che vivono la stessa situazione. Rispondere a questa esigenza, dunque, non significa soltanto offrire un servizio realmente inclusivo: ha anche una precisa logica di business.
Le più recenti ricerche condotte dalla Campaign for Better Bras After Breast Cancer – l’iniziativa nata per formare un maggior numero di retailer come fitter esperti nel post tumore al seno e ampliare l’accesso delle donne a reggiseni adeguati – evidenziano due aspetti. Da una parte, le donne, anche in Italia, cercano negozi capaci di offrire una consulenza di bra fitting competente e i prodotti giusti dopo la malattia. Dall’altra, i retailer che investono nella formazione e nell’assortimento necessari per rispondere a queste esigenze registrano vendite più elevate e una maggiore fidelizzazione, sviluppando il business in un ambito in cui il valore della relazione e dell’expertise difficilmente può essere sostituito dall’AI o da Internet.
In occasione del Pink October, Helen invita quindi i retailer a rivolgersi alle donne della propria comunità che hanno affrontato un tumore al seno e a offrire loro la consulenza esperta di cui hanno bisogno per trovare il reggiseno giusto. Da dove iniziare?
1. Conoscere la materia
Per chi si occupa di bra fitting è fondamentale conoscere le differenze tra una consulenza post tumore al seno e un fitting standard. È importante comprendere almeno gli aspetti essenziali del percorso che la cliente può aver affrontato, le funzionalità che cerca in un reggiseno, il modo in cui la taglia corretta può differire rispetto a un fitting tradizionale e, non ultimo, come relazionarsi con lei con empatia e sensibilità.
2. Scegliere le persone giuste
Un buon bra fitter specializzato nel post tumore al seno deve possedere empatia e maturità, unite al giusto equilibrio tra autorevolezza e sensibilità. La competenza tecnica è fondamentale, ma lo è altrettanto la capacità di gestire una consulenza che può coinvolgere esigenze ed esperienze molto personali.
3. Costruire l’assortimento giusto
Molte donne possono indossare un normale reggiseno senza ferretto presente nell’assortimento del negozio e, a seconda della situazione, alcune possono utilizzare anche modelli con ferretto. Per offrire però un servizio di bra fitting realmente esperto nel post tumore al seno, la dotazione minima dovrebbe comprendere reggiseni con tasche per chi indossa una protesi mammaria o necessita di un compensatore per asimmetria.
Per un servizio ancora più specialistico, è possibile considerare anche reggiseni per l’immediato post operatorio: morbidi, traspiranti, senza cuciture, con apertura frontale, tasche e sostegno completo.
Alcune donne, su indicazione medica, possono inoltre avere bisogno dopo l’intervento di un reggiseno compressivo per favorire il processo di guarigione e ridurre il rischio di gonfiore e linfedema. Non è tuttavia indispensabile avere questi prodotti in assortimento per poter offrire un servizio post tumore al seno: spesso un normale sports bra con un adeguato livello di sostegno può essere sufficiente.
Quando è appropriato, la scelta può essere ampliata attingendo alla gamma standard, soprattutto se comprende modelli senza ferretto in tessuti confortevoli: caratteristiche particolarmente importanti per le donne che convivono con fastidio e cicatrici dolorose.
Molte evitano inoltre il ferretto perché ritengono erroneamente di non poterlo più indossare. In realtà, per numerose donne è ancora possibile utilizzarlo: con un fitting esperto può risultare confortevole e offrire la sicurezza necessaria a mantenere stabile una protesi, ampliando al tempo stesso la scelta oltre i reggiseni dall’aspetto più medicale.
La chiave è quindi sapere quando è possibile ricorrere all’assortimento standard e quando invece sono necessari prodotti specifici. Accanto alla funzionalità, resta inoltre importante l’estetica: poter ritrovare un reggiseno bello è proprio ciò che manca a molte donne dopo un tumore al seno e può rappresentare un passo importante nel loro percorso di recupero.
Quali caratteristiche cercare in un reggiseno post operatorio? Nell’infografica, Helen indica gli elementi chiave da prendere in considerazione, dalle coppe al sottoseno, dalla fascia dorsale alle spalline e alle tasche, fino alla scelta dei tessuti.
4. Adattare l’approccio al fitting
Dopo un tumore al seno molte donne possono trovare fastidioso tutto ciò che aderisce troppo alla pelle. Può quindi essere necessario lasciare maggiore agio nella fascia sottoseno rispetto a un fitting standard, ricorrendo per esempio a una sister size.
Allo stesso tempo, quando la cliente indossa una protesi, è fondamentale che il reggiseno sia stabile e sicuro. Spesso una protesi può essere indossata direttamente a contatto con la pelle anche con un reggiseno standard, ma soltanto se il fitting è eseguito con competenza e garantisce un ancoraggio adeguato al corpo. Se invece la cliente preferisce una vestibilità più morbida, è indicato un modello con tasca.
È importante inoltre sapere come maneggiare e posizionare correttamente le protesi. Poter offrire o avere accesso anche a una gamma di protesi e compensatori per asimmetria rappresenta un ulteriore plus per rispondere alle esigenze delle donne che ne hanno bisogno.
5. Non aspettare di essere perfetti
L’assenza dell’assortimento perfetto o di anni di esperienza non deve necessariamente rappresentare un ostacolo per iniziare a offrire un servizio alle donne che hanno affrontato un tumore al seno.
Impegno ed empatia possono fare molto, e l’esperienza si costruisce anche iniziando.
Questo ottobre, l’invito di Helen è semplice: non aspettare per fare qualcosa che può davvero fare la differenza e aiutare più donne a trovare un reggiseno migliore dopo il tumore al seno.
Per affinare le competenze di bra fitting post tumore al seno, Pudding propone una formazione specialistica disponibile anche in italiano.
Per informazioni: italia@puddinglingerie.com
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