Linea Intima Edit
07 aprile 2026
Dall'alto, in senso orario: foto di Filatura Pettinata Luisa, Tintoria e Stamperia di Lambrugo, Quality Biella, Tintoria Mancini
Compagine associativa nata come strumento di compliance a tutela della qualità produttiva e della sostenibilità del comparto e voce culturale a favore di una moda responsabile, grazie alle recenti new entry Slow Fiber assume un profilo sempre più variegato, che riflette la ricchezza e la complessità della filiera tessile italiana. Dai grandi gruppi industriali ai piccoli laboratori artigianali, i nuovi membri operano in fasi produttive diverse e, dal Nord-Ovest al Centro Italia, si fanno portavoce di distretti storici del Made in Italy e di territori dove il saper fare manifatturiero è ancora patrimonio vivo, da preservare e valorizzare.
SLOW FIBER, I NUOVI ASSOCIATI E LE LORO SPECIALTY
- Dall'Umbria: Cardinalini & C. SpA (tessile-abbigliamento)
- Da Busto Arsizio: Brugnoli (tessuti a maglia circolare)
- Dal biellese: Tintoria Mancini (tintura di cashmere, lana, vicuna, alpaca e seta in fiocco, tops e matasse), I.T.T. Industria Tessile Tintoria Spa (tintura di fibre e tessuti pregiati), Quality Biella (servizi integrati per la qualità tessile: rammendo, controllo qualità e confezione) e Filatura Luisa 1966 (filati pettinati di alta gamma)
- Dalla provincia di Milano: Maglieria Gina (maglia circolare)
- Dal comasco: Tintoria e Stamperia di Lambrugo (tintoria e finissaggio prevalentemente su tessuti a navetta in fibre artificiali e sintetiche) e Achille Pinto (tessuti per abbigliamento e prodotto finito)
- Dal trevigiano: Tessitura F.lli Bortolotto (tessuti artigianali)
- Dalla provincia di Bologna: Roberto Collina Maglieria (maglieria di alta qualità)
L'ampliamento della rete giunge in un momento di profonda trasformazione normativa per il settore. Le nuove regolamentazioni europee in materia di sostenibilità, dal divieto di distruzione dell'invenduto alla due diligence obbligatoria lungo la catena di fornitura, fino alle norme sulla trasparenza e la tracciabilità, disegnano un quadro in cui i principi fondanti di Slow Fiber non sono più soltanto una scelta etica, ma un requisito di mercato. Le aziende della rete hanno costruito nel tempo un sistema basato su valori verificabili: buono, sano, pulito, giusto e durevole, misurati attraverso KPI concreti applicati a ogni fase produttiva. Questo approccio costituisce oggi una solida base per rispondere con anticipo e competenza alle nuove esigenze di compliance, trasformando un obbligo normativo in un vantaggio competitivo.
“Slow Fiber nasce con due missioni che si tengono insieme: fare cultura sulla filiera e sostenere i piccoli artigiani, depositari di competenze che rischiamo di perdere. Le nostre aziende, a conduzione prevalentemente familiare, sono fortemente dipendenti dall’artigianalità e dalla conoscenza profonda delle competenze che rappresentano ogni singola fase della filiera. Solo così è possibile fare qualità. E senza qualità non c’è futuro per il tessile italiano. Oggi, con 38 aziende associate, vediamo che questa visione trova sempre più riscontro nel settore. E siamo solo all'inizio”. Questo il commento di Dario Casalini, ideatore e presidente di Slow Fiber, a seguito della prima assemblea trimestrale del 2026 dell’Associazione, che ha visto l'ingresso delle 11 nuove aziende associate.
Uno dei pilastri identitari di Slow Fiber, sin dalla sua fondazione, è la tutela delle micro e piccole imprese artigianali, incluse quelle con meno di dieci dipendenti. Realtà spesso impossibilitate ad affrontare da sole i costi e la complessità dei processi di certificazione, tracciabilità e adeguamento normativo. Attraverso la rete, queste aziende accedono a formazione, servizi condivisi di compliance e strumenti di supporto che singolarmente potrebbero non essere in grado di sostenere. “Non si tratta soltanto di solidarietà di filiera" spiega Marco Bardelle, vicepresidente di Slow Fiber "È una questione di ecosistema. Se scompaiono i piccoli artigiani specializzati, vengono meno competenze e lavorazioni che nessuna grande azienda può replicare internamente. A perdere, in ultima analisi, sono anche le imprese di dimensioni maggiori che proprio su quell'eccellenza costruiscono i propri prodotti.”
Forte dei risultati raggiunti nel tessile, Slow Fiber guarda ora con attenzione a un altro comparto del Made in Italy in profonda sofferenza: la pelletteria. I segnali di crisi sono allarmanti: a fronte della pressione del mercato globale si stima la chiusura di circa 190 aziende quasi tutte PMI nel solo distretto toscano di Scandicci, con una perdita di oltre 2.000 addetti ed oltre 7.000 lavoratori finiti in cassa integrazione/ammortizzatori sociali (dati forniti da Assopellettieri e Confindustria Moda). Slow Fiber intende estendere il proprio modello anche a questo settore, portando gli stessi principi di trasparenza, sostenibilità e supporto alle imprese che hanno già dimostrato la loro efficacia nel tessile.
Da seguire...
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